Comune gemellato con Cadaqués (Spagna)


 

 



 

 

 

 

 
Territorio e cultura
 

Visita questi siti:

 

Torri del Benaco
(Lago di Garda)


Torri del Benaco conserva il fascino del paese medioevale, raccolto tra mura e torri attorno al suo porticciolo, che ricorda e ancora rinnova la tradizione dei pescatori del lago di Garda.
Lo sviluppo turistico ha fatto di Torri una delle località più esclusive del lago, con ospiti prestigiosi come André Gide, Stephen Spender, Laurence Oliver, Maria Callas e molti altri.
Come scrisse André Gide dopo una lunga vacanza nel 1948, il clima a Torri è dolcissimo, lo dimostra bene, del resto, la vegetazione tipicamente mediterranea. Qui trionfa l’olivo, che ricopre il pendio del monte Baldo dai 300-400 metri di altezza in giù fin quasi a raggiungere le lunghissime spiagge.


La storia antica
La zona di Torri è certamente stata abitata fin dalla preistoria. Nel centro stesso del paese alcuni scavi hanno portato alla luce palafitte, reperti in pietra e oggetti in ceramica risalenti all'età del bronzo (secondo millennio a. C.), mentre altre testimonianze di grande interesse sono alcune incisioni rupestri raffiguranti spade e guerrieri armati. Nel primo secolo a.C. avvennero la conquista romana e la prima costruzione della Torre del Castello sulle rive del lago.


La storia medievale
Dopo le invasioni barbariche. Torri continuò a rappresentare l’insediamento civile e militare forse più importante della riva orientale del Garda. Tale funzione fu rafforzata sotto re Berengano I (X secolo), che dimorò a Torri e vi fece costruire sia la torre ancora esistente sulla piazza della chiesa ("torre di Berengario") sia la poderosa cerchia di mura che circondano il paese. In un suo diploma del 904 troviamo per la prima volta il nome di "Tulles" riferito al paese (che in altri documenti è designato come "Castrum Turrium"). Torri si organizzò poi in libero comune, godendo di un periodo di splendore dovuto al commercio, specialmente della lana. Il Castello, la Torre dell’Orologio e molte case del centro risalgono a questo periodo (secolo XIV). La zona passò poi sotto il dominio degli scaligeri (1277-1387), dei Visconti di Milano (1387-1405) e infine della Repubblica di Venezia (1405-1797). A Torri si riuniva il Consiglio della Gardesana dall'Acqua, una federazione di dieci comuni con relativa libertà amministrativa e impositiva. Nel bel palazzo quattrocentesco che era la sede del Consiglio, oggi adibito ad albergo, campeggia ancora, ben restaurato, di fronte al porticciolo del paese.


La storia moderna
Con il Congresso di Vienna (1815), Torri entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto sotto gli Austriaci. Dal 1866 fu annessa al Regno d'Italia, poi Repubblica Italiana. Per tutto l'Ottocento e la prima metà del Novecento il paese sopravvisse con l'agricoltura (olivi e vite), la pesca nel lago e qualche piccola attività commerciale; ma gli abitanti dovettero ricorrere in forte misura all'emigrazione sia verso il Tirolo e la Germania sia verso l'America. Una piccola fabbrica per la lavorazione delle olive (fine Ottocento) e una fabbrica di granulati di marmo (primo Novecento) non bastavano a riscattare la popolazione da un'economia molto povera. Dopo la seconda guerra mondiale, con lo sviluppo del turismo, la situazione iniziò a cambiare in modo radicale. Oggi Torri è un centro fiorente, assai ben inserito nella vita economica dell'Italia settentrionale.


La cultura
La magnifica cinta di mura, il ben restaurato Castello e le strutture delle abitazioni più antiche conferiscono a Torri del Benàco il suo inconfondibile aspetto, nel quale si fondono i ricordi del passato medievale e la vivacità di un moderno centro turistico. Nelle contrade circostanti e sulle colline dei dintorni, frequenti chiesette isolate dominano il panorama, a volte custodendo insospettati tesori d' arte medievale e rinascimentale.
Come in tutta la Riviera degli Olivi, le case di Torri sono costruite in pietra, spesso con archi e sottopassaggi ("vólti") e con nuovi scorci prospettici a ogni passo. Si tratta nella maggior parte dei casi di un'architettura spontanea, che riflette i dati di un'antica tradizione e che viene attentamente rispettata negli incessanti lavori di restauro e ristrutturazione.


Il Museo del Castello Scaligero
Con un percorso attraverso nove sale il museo illustra alcuni aspetti dell'antica cultura materiale nella zona di Torri e presenta le caratteristiche salienti del territorio facendo anche visitare il castello:
1. Sala dei calafati In questa sezione viene presentata l'attività dei calafati, artigiani dediti alla costruzione e riparazione delle barche da pesca.
2. Sala dell'oliva La sala illustra la coltivazione dell'olio, principale attività economica della campagna dell'Alto Lago. Di particolare interesse è l'attrezzatura esposta, tra cui una slitta da trasporto ed un piccolo torchio "casalingo".
3.Torchio In questa sezione abbiamo la ricostruzione, con le parti in pietra originali e risalenti a epoca romana, di un torchio per la molitura dell'oliva.
4. Sala della pesca E' la prima sala museale in Italia dedicata alla pesca nelle acque inteme; raccoglie rarissime reti antiche, una "gondola piana" del Carda e la quasi totalità delle reti e delle attrezzature in uso presso i pescatori del lago.
5. La serra Addossata al lato sud del castello, troviamo una delle ultime serre di agrumi ancora in funzione sul Carda, risalente al 1760. In paese è nota come la "limonaia".
6. Le torri Dall'alto dei camminamenti è possibile ammirare il magnifico panorama del caratteristico porticciolo e del centro di Torri, oltre che di gran parte del lago, da Sirmione a Limone.
7. La sala degli Antichi Originari Nella sala è esposto materiale documentario illustrante la storia e l'attività della Corporazione di pescatori degli Antichi Originari di Torri e Carda, sorta nel 1452 e ancora operante. Le reti esposte servono per la pesca delle alose.
8. La sala del plastico Un plastico riproduce il paese di Torri come appariva fino agli inizi del '900; due grandi carte topografìche, di epoca veneziana, danno un'idea chiara e particolareggiata del territorio di Torri alla fine del '700.
9. La sala delle incisioni rupestri Questa sezione illustra - con carte e calchi originali - l'interessante fenomeno delle incisioni rupestri del lago di Garda, che si rinvengono numerose nel Comune di Torri e risalgono in parte a epoca preistorica.


Il Castello
Nel suo stato attuale, il castello fu edificato a partire dal 1383 sotto il dominio di Antonio della Scala, l'ultimo dei Signori scaligeri. Pochi anni dopo (1387) il nuovo castello fu però espugnato dai Visconti di Milano, che stabilirono per breve tempo la loro signoria sull'intera zona. Una della cause della caduta del castello fu l'uso della polvere da sparo, che aveva reso meno efficaci le fortificazioni studiate secondo i vecchi sistemi. A partire dal 1983 il Castello, ripulito e restaurato, ospita il Museo del Castello Scaligero, dedicato a illustrare la cultura di Torri e di tutta la Riviera e arricchito da una splendida "limonaia", esempio visitabile delle serre in cui venivano fatti crescere gli agrumi. Sulla torre del mastio vengono celebrati romantici matrimoni.


La torre dell'Orologio
La torre fu costruita all'inizio del Trecento sotto gli Scaligeri, come parte di un complesso sistema difensivo che aveva il suo punto di forza nel castello. La ricchezza di mura e fortificazioni testimonia dell'importanza dell'abitato di Torri come presidio per il dominio sulla riva orientale del lago.


La torre di Berengario
All'inizio del X secolo, Berengario I re d'Italia, che soggiornò anche a Torri, fece edificare in pieno centro cittadino una fortezza, che doveva servire da ultima difesa nel caso che armate nemiche riuscissero a entrare nel paese. La torre di Berengario è l'unica superstite delle quattro torri che rafforzavano gli angoli della fortezza.


Il palazzo della Gardesana dall'Acqua
In questo palazzo del Quattrocento, poi variamente ristrutturato e oggi adibito ad albergo,» riuniva dal XV al XVIIIl secolo il Consiglio della Federazione di dieci comuni del lago nota come Gardesana dall'Acqua". Scopo della federazione era amministrare l'autogoverno nelle forme concesse dalla Repubblica di Venezia, raccogliere le imposte e combattere il contrabbando.

Chiesa Parrocchiale di San Pietro e Paolo
L’attuale chiesa parrocchiale fu costruita nel 1719, in luogo della chiesa precedente, ormai gravemente compromessa dai secoli.
Il disegno della facciata, con un doppio registro di semilesene in ordine dorico al piano terra e corinzio al primo, è stata disegnata da Antonio Spazzi.
Il campanile, eretto nel 1724, poggia le fondamenta su una delle torri dell’antica cerchia di mura del paese. L’interno è a navata unica, con 4 altari laterali, in marmi policromi, di cui due - quello del Rosario e quello della Madonna del Carmine - opera dei maestri lapicidi Cristoforo e Teodoro Benedetti (padre e figlio), mentre l’altare maggiore e la balaustra sono stati realizzati nel 1702 – quindi per la chiesa precedente – da Tomio Tomezzoli.
Pregevoli sono le pale d’altare presenti, tra cui spicca quella della Vergine e San Filippo Neri, opera di Pietro Rotari e quella di San Luigi Gonzaga, del Boscaratti.
Sull’altare maggiore, dietro al fastosa macchina scenica in marmo del tabernacolo, è visibile la pala di Sebastiano Aragonese, Madonna in trono e i Santi Pietro e Paolo. Il ricco complesso statuario, sia interno che esterno, porta la firma di Michelangelo Speranza e Giuseppe Zampieri.
L’organo, infine, posto sopra la bussola d’entrata, è del 1743, ad opera di Giuseppe ed Angelo Bonatti; perfettamente funzionante, è ancor oggi utilizzato per concerti di musica sacra nella chiesa.


La chiesa della Santissima Trinità
Costruita nel XIV secolo, la chiesa era sede delle cerimonie religiose che si celebravano quando si radunava il Consiglio della Gardesana. Contiene degli affreschi del Quattrocento, abbastanza ben conservati.


La chiesa di San Giovanni
Pieve romanica, posta appena fuori le mura del paese, sulla strada verso Albisano.
Le prime tracce testimoniano l’esistenza della chiesa di San Giovanni già nel XII secolo, successivamente divenne la chiesa del lazzaretto e poi del cimitero del comune.
Chiusa nel 1806, in seguito alle soppressioni napoleoniche, seguì un lento declino che la portò alla rovina.
A seguito di un lungo lavoro di recupero dell’area dell’ex-cimitero, è stata restaurata e restituita come auditorium alla comunità.
Conserva al suo interno alcuni lacerti d’affresco databili tra il XIII e il XVI secolo (Cristo Crocifisso – Madonna con bambino e san Pietro); per il Sant’Antonio all’ingresso si ipotizza la mano di Francesco Morone.

La chiesa di San Siro a Crero
La chiesetta sorge in una posizione splendida, a picco su una valle e dominante il lago. Fu costruita nel 1713 e consacrata nel 1719. II campanile è del 1880. La contrada di Crero è cosparsa di case di agricoltori costruite secondo i dettami di un'architettura spontanea che rispetta le tipologie tradizionali del luogo.

La chiesa di San Faustino
Poco distante dalle rive del lago e a distanza di una breve passeggiata a piedi dal centro di Torri sorge la chiesa di San Faustino, del XV secolo, eretta nel luogo che era stato l'eremo dei Santi Faustino e Giovita. Nell'interno contiene degli affreschi del XV secolo e la tomba di un altro eremita, Pierto Malerba, morto nel 1469.


La chiesa parrocchiale di San Martino ad Albisano
Alcune disposizioni testamentarie documentano la presenza di una chiesa nella frazione attorno al 1400, ma la chiesa attuale, divenuta autonoma dalla parrocchia di Torri solo nel 1571, risale al tardo ‘700.
Nel 1764, infatti, inizia una radicale ristrutturazione della chiesa, che durò all’incirca un secolo. L’edificio venne sopraelevato, allungato verso ovest e allargato per inglobare le cappelle laterali; fu rialzato anche il campanile, con la costruzione della cella campanaria e della guglia.
La facciata odierna si articola in due ordini, scanditi da una coppia di lesene in ordine dorico, che inquadrano il portale d’ingresso al piano terra e un’ampia vetrata nel primo ordine; sostanzialmente la facciata richiama, come disegno, quella della parrocchiale di Torri, che però risulta essere più mossa. Il tutto termina con un frontone a timpano.
L’interno presenta una navata unica, chiusa da una balaustra nella zona del presbiterio, con due altari laterali in marmi policromi (Altare di San Carlo Borromeo e Altare della Madonna del Rosario). L’altare maggiore, opera dei maestri lapicidi Domenico e Giuseppe Antonio Sartori, è del 1753, ed è dedicato a San Martino. Sulla sua sommità è posto il Cristo risorto, statua lignea degli inizi del 1700, appartenente al precedente altare. Da segnalare, nel coro, una pregevole pala seicentesca con la Vergine annunciata.


La chiesa parrocchiale di San Marco a Pai
La chiesa parrocchiale di Pai nacque, in origine, come cappella privata, e solo con la fortificazione e la crescita della frazione, divenne luogo di culto pubblico.
Numerosi furono gli interventi di restauro ed ingrandimento dell’edificio, che portarono all’aspetto odierno; non ultima la costruzione della terrazza, su cui si affaccia, e il ripristino della facciata secondo un gusto neoclassico.
La parte più antica, l’abside della chiesa moderna, presenta tratti distintivi che la farebbero risalire al periodo tardo gotico, coincidente con la prima attestazione del luogo di culto, documentata in un atto del 1435.
Tra il XVII e il XVIII secolo inizia l’ampliamento della chiesa, prolungata verso ovest, e la sistemazione delle cappelle laterali.
La facciata, come già detto, completata nei primi anni del 1900, con la costruzione della terrazza, è di stile neoclassico e vede quattro lesene in ordine gigante, che sorreggono un frontone a timpano.
L’interno è a croce latina, con un breve transetto realizzato dalle due cappelle laterali, a navata unica terminante nell’abside tardo gotica. Due sono gli altari laterali, in marmi policromi, dedicati alla Vergine e a San Rocco.
Nell’abside si possono vedere alcuni lacerti di affreschi tardo gotici, inquadrabili tra la fine del 1300 e il primo 1400: una Crocifissione con San Marco, Maria e la Maddalena, tre riquadri con San Rocco, Sant’Antonio abate e Madonna in trono con bambino sulla parete settentrionale, mentre sulla parete opposta ci sono Sant’Antonio abate, San Gregorio (?), Madonna con bambino; un secondo Sant’Antonio abate con un santo crociato (forse San Giorgio).
Presso l’ingresso, quasi nascosto da un confessionale ottocentesco, si trova un bel fonte battesimale del 1500, con vasca ottagonale in marmo e coperchio ligneo, con statua di San Giovanni Battista.


La chiesa di San Gregorio Magno a Pai
Si tratta della prima chiesa presente nel territorio di Pai, e probabilmente fu costruita nel XII secolo. Successivi interventi, tra cui la completa ricostruzione dell’abside nel 1700, l’innalzamento e la ricostruzione del tetto dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno reso difficile la lettura delle strutture romaniche originali, anche se gli affreschi presenti, da poco restaurati e studiati, datano l’edificio chiesastico sul finire del 1300. La facciata, a capanna, porta i segni dell’innalzamento moderno, e presenta una piccola entrata a soglia, con due finestrelle rettangolari, probabilmente coeve.
L’interno, a navata unica, presenta al fondo un coro settecentesco rialzato con la zona del presbiterio, che sostituisce l’antica abside romanica. Interessanti, e attribuiti in tempi recenti a Giorgio da Riva, attivo come affrescatore a metà del 1300 nella zone di Brenzone, Torri e Lazise, gli affreschi presenti nelle parete settentrionale (Vergine con bambino tra santi) e meridionale (Arcangelo Michele che pesa le anime, Vergine in trono tra i santi Bartolomeo, Giovanni evangelista, Gregorio magno e Antonio Abate).Oggi è la cappella del cimitero di Pai, ed è aperta solamente in alcuni giorni all’anno (commemorazione dei defunti, festa patrono)


I personaggi illustri
Domizio Calderini, considerato il più grande umanista della zona del lago di Garda, nacque a Torri del Benàco nel 1444 o 1445. Dopo aver studiato a Verona e Venezia, si trasferì a Roma dove le sue lezioni sui poeti latini gli assicurarono un immenso successo. La sua opera è costituita essenzialmente da commenti a Marziale, Stazio, Giovenale e Ovidio. Morì a soli trentacinque anni, vittima di una pestilenza. Poco dopo la sua morte. Agnolo Poliziano si recò a Torri per consultare le carte da lui lasciate, e in quell'occasione dettò l'iscrizione sul cippo di marmo che attualmente si trova sotto il porticato dell'albergo Gardesana. Torri è stata anche il luogo di nascita del Beato Giuseppe Nascimbeni (1851-1922), fondatore dell'ordine religioso delle "Piccole Suore della Sacra Famiglia".


Le incisioni rupestri
Nel territorio di Torri sono state scoperte numerose incisioni rupestri su rocce levigate dai ghiacciai in tutte le epoche storiche. Si va infatti da raffigurazioni di guerrieri e cavalieri dell'età del bronzo e del ferro a numerose imbarcazioni di epoca medievale e moderna. La "pietra di Griselle" e la "pietra dei Cavalieri" sono visitabili con una breve passeggiata a piedi sopra San Vigilie e sul Monte Luppia lungo un percorso appositamente segnalato che attraversa un bosco misto di roverelle, carpini e lecci.


La tradizione della pesca
La pesca professionale a Torri e a Garda viene esercitata dai membri di una corporazione le cui origini risalgono al 1452. in quell’anno sorse una lite tra i pescatori di Torri, Garda e Sirmione da una parte e la famiglia dei nobili Becelli di Costermano dall’altra. I Becelli erano proprietari dei diritti di pesca su parte del lago. In seguito alla lite, i diritti vennero assegnati ai pescatori dei tre paesi, per un terzo ciascuno. Appena entrati in possesso della propria parte, i soci si radunarono e si diedero delle leggi per regolare e difendere i privilegi acquisiti, formando le Corporazioni degli “Originari” di Torri e di Garda. Tali diritti si sono mantenuti fino al giorno d’oggi, nonostante vi siano stati tentativi per abolirli durante l’epoca napoleonica e quella fascista.
L’associazione opera ancora con le sue regole interne, la sua bandiera, la sua amministrazione, e governa l’appalto delle trattative di pesca e la divisione delle relative quote.


 

 

COMUNE DI TORRI DEL BENACO - V.le Fratelli Lavanda, 3 - 37010 Torri Del Benaco (VR) - E-mail: comune@comune.torridelbenaco.vr.it

Project by Graffiti2000